R-I-S-P-E-T-T-Ail progetto di arte e fashion
R-I-S-P-E-T-T-Ail progetto di arte e fashion
La storia di “R-I-S-P-E-T-T-A”: il progetto di arte e fashion che veste la rinascita femminile firmato da Claudia Rordorf

Dieci giacche dipinte a mano diventano simbolo di libertà, consapevolezza e trasformazione. Un viaggio tra arte, corpo e identità per dire sì al rispetto

Un tavolo di legno, una lastra di vetro e dieci giacche adagiate una accanto all’altra. Sopra di esse, il volto di una donna che sembra respirare, sorridere, sfidare. È da qui, da un piccolo studio nel cuore di Milano, che prende vita “R-I-S-P-E-T-T-A”, il progetto artistico di Claudia Rordorf, pittrice, performer e insegnante, che con il suo lavoro trasforma la stoffa in linguaggio e la moda in messaggio.

Un progetto nato per raccontare la forza e la rinascita femminile, “R-I-S-P-E-T-T-A” non è solo una parola, ma un cammino. Un percorso che parte da lontano, dalle colline umbre dove l’artista, dopo anni di insegnamento e una vita apparentemente perfetta, ha sentito il bisogno di ricominciare. In un momento di profonda crisi personale, Claudia decide di scegliere sé stessa, di tornare all’essenza dell’arte, ponendo quest’ultima e il bello al centro della sua vita da quel momento in poi. In quella solitudine piena di luce nascono le prime tavole dipinte a olio con i volti delle amiche, accompagnate dalle lettere di quella parola che sarebbe diventata un manifesto: rispetta. Erano ritratti istintivi, materici, disseminati nel territorio come piccoli semi di consapevolezza.

La Rordorf, nata a Monza nel 1973, ha sempre vissuto l’arte come un atto totale. Laureata in pittura alla NABA di Milano con il maestro Claudio Olivieri e formatasi anche all’illustrazione presso il Castello Sforzesco, ha attraversato molte esperienze creative — dal teatro al design, dalla scenografia al metodo Feldenkrais, di cui è insegnante — fino a giungere a una visione che unisce corpo, gesto e spirito in un unico linguaggio. Dopo aver collaborato in Umbria con la famiglia Fo presso la Libera Università di Alcatraz, Claudia ha dato vita al Progetto Fedora, incentrato sulla figura della sciura Fedora, simbolo di una femminilità saggia, artigiana, consapevole, ma anche gioiosa e giocosa. Questo personaggio, che per l’artista era concepito inizialmente come un gioco che l’ha fatta tornare a sorridere, nasce dal recupero di una statutetta che ricorda le fattezze della Dea madre. È in quel contesto che matura la sua idea di arte relazionale: un’arte che nasce dal dialogo con le persone, che trasforma l’esperienza in rito contemporaneo, che unisce e guarisce.

Quando nel 2013 torna a Milano, l’artista sente che il tempo è maturo per mettere sé stessa al centro dell’opera. Inizia a studiare recitazione, a fondere parola e pittura, gesto e presenza. È in una sera d’inverno, dopo il periodo della pandemia, che Claudia crea una prima giacca, un blazer su cui dipinge il volto di una geisha, simbolo di eleganza e maestria. <>, racconta. Da allora, Claudia si rende conto che le giacche possono diventare tele da indossare, opere uniche che raccontano una storia di libertà e rinascita. Così, ispirata dall’idea di una Geisha concepita come opera d’arte in movimento, ovvero donna colta e raffinata che si faceva portavoce dell’arte attraverso la sua persona, la Rordorf ha dato vita al progetto R-i-S-P-E-T-T-A. Il suo obiettivo era quello di far sì che l’arte potesse essere indossata muovendosi nello spazio.

Infatti ogni capo è un pezzo irripetibile: su ciascuna giacca compare una delle lettere che compongono la parola R-I-S-P-E-T-T-A, come un percorso dal buio alla luce. Le prime dieci sono state realizzate per una performance collettiva che ha attraversato l’Italia — da Monza a Milano, da Venezia a Positano, passando per Miasino e Firenze, fino ad arrivare a Roma e Napoli (qui presso il Museo della moda e all’università di Cà Foscari con il supporto della presidentessa del Consiglio di Venezia e l’associazione contro la violenza sulle donne) — coinvolgendo donne di ogni età e provenienza in un grande rito di presenza. Nelle piazze e nelle strade, danzatrici, studentesse, turiste, madri e figlie hanno indossato le giacche, trasformando lo spazio urbano in un gesto poetico e politico: un fiume di donne in cammino, unite dal desiderio di dire no alla violenza e sì al rispetto, alla libertà, alla luce.

La performance è diventata nel tempo un simbolo di empowerment collettivo, documentato attraverso fotografie e video che ne testimoniano la forza emotiva.

Per ogni location Claudia ha voluto collaborare appositamente con fotografi locali al fine di creare l’immagine che aveva in mente insieme a chi il luogo lo conosceva molto bene. Il lavoro con i fotografi è stato intenso e importante perché ha consentito di costruire insieme i percorsi nelle varie location scelte dall’artista. Questi i nomi dei fotografi coinvolti nelle rispettive città: Simone Miglietta (Firenze), Emma Mafalda (Milano), Francesca Chiacchio (Napoli), Giuseppe di Martino (Positano). Giorgia Schirato (Venezia), Tommaso Biazzo (Miasino), Thomas Toti (Roma).

Oggi le giacche di R-I-S-P-E-T-T-A esistono in due forme: quelle dipinte a mano, utilizzate per le performance e non in vendita fino alla conclusione del progetto, e quelle sartoriali (foto a cura di Gloria Ferlito), realizzate su misura con tessuti di recupero provenienti da brand di lusso. Chi ne commissiona e ne indossa una, oltre a sostenere il progetto, idealmente e concretamente, dichiara: Io ci sono!

Le ultime quattro, confezionate in lana nera Dior e foderate con stoffe stampate con i disegni dell’artista, rappresentano la sintesi di un percorso estetico e spirituale. All’interno di ogni giacca, stampato sulla fodera, il volto di Vittoria — la figura femminile simbolo del progetto — custodisce come un segreto la memoria di un cammino interiore. A completare il capo, la spilla in bronzo della “Regina di Cuori”, realizzata artigianalmente in Italia su disegno originale di Claudia Rordorf, emblema di amore, coraggio e potere gentile.

Con questo progetto, l’artista fonde arte, artigianato e impresa culturale in una dimensione nuova, in cui la creazione diventa atto di responsabilità e di bellezza condivisa.

Sebbene il volto che appare sulle giacche sia quello di una donna, anche molti uomini le hanno indossate partecipando a sfilate: l’artista ci tiene a sottolineare, dunque, che anche l’universo maschile dovrebbe sposare la causa del progetto R-I-S-P-E-T-T-A affinché si creino ponti e condivisione, invece che muri e contrasto.

In un mondo che ancora oggi lotta contro la violenza e la sopraffazione, R-I-S-P-E-T-T-A non è soltanto un progetto artistico, ma un invito a una rivoluzione gentile: quella che comincia dal rispetto di sé e si espande, come una luce, verso gli altri. Perché, come dice spesso Claudia Rordorf.

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