
Attualmente, l’età minima per iscriversi autonomamente ai social in Italia è 14 anni, secondo il Codice della Privacy (D.Lgs. 101/2018), che recepisce la Direttiva europea sulla protezione dei dati. Per i minori di 14 anni è necessario il consenso dei genitori. Una proposta di legge in discussione mira a innalzare l’età minima a 15 anni, con obbligo di verifica dell’età tramite sistemi sicuri e sanzioni per le piattaforme che non rispettano le regole. La legge prevede anche la tutela dei minori coinvolti in attività online come i baby influencer e la rimozione rapida dei profili non conformi.
Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per fissare a 16 anni l’età minima di accesso ai social network, con possibilità di iscrizione dai 13 ai 16 anni solo con consenso esplicito dei genitori. La risoluzione chiede inoltre di limitare funzioni che creano dipendenza, come lo scroll infinito, le notifiche push manipolative e i sistemi di gamification dannosa. La Commissione Europea sta sperimentando un’app per la verifica dell’età compatibile con la privacy, che utilizza tecnologie come la Zero-knowledge proof per confermare l’età senza rivelare dati sensibili.
Misure di sicurezza delle piattaforme
Aziende come Meta e Instagram hanno introdotto strumenti dedicati ai minori, tra cui:
Account privati di default per under 16
Filtri per contenuti sensibili (violenza, autolesionismo, disturbi alimentari)
Promemoria per pause regolari e notifiche silenziate di notte
Family Center per monitorare l’attività dei figli senza violare la privacy
Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Portogallo, Francia, Spagna, Danimarca, Germania, Grecia e Slovenia stanno introducendo o valutando divieti per minori sotto i 15-16 anni, con sistemi di verifica dell’età e responsabilità diretta dei manager delle piattaforme in caso di violazioni. L’obiettivo è ridurre rischi come cyberbullismo, dipendenza digitale, esposizione a contenuti dannosi e predatori online.
Oltre alle regole, esperti sottolineano l’importanza di un approccio educativo: dialogo aperto con i figli, regole condivise sull’uso dei social, strumenti di parental control, percorsi di educazione digitale nelle scuole e promozione di attività offline per bilanciare la vita reale con quella digitale.
Le principali difficoltà riguardano la verifica dell’età senza violare la privacy, l’efficacia dei divieti rispetto alle abitudini digitali dei minori e la responsabilità delle piattaforme nel mitigare i rischi sistemici legati all’uso dei social. La tecnologia da sola non basta: la protezione efficace richiede collaborazione tra genitori, scuole, istituzioni e piattaforme.