Nitch presenta Schiavi dell'amore
Nitch presenta Schiavi dell'amore
Nitch: Con "5:03" torno a parlare d'amore: Ci sono canzoni che nascono per caso e altre che aspettano il momento giusto per venire al mondo. Questa è una di quelle che hanno saputo aspettare.
Per me è importante prima di tutto perché torno a parlare d’amore. Un amore vero, nudo, senza filtri. Era tanto che non lo facevo.

Dopo un lungo periodo fatto di alti e bassi, raccontati sempre in musica, sentivo il bisogno di tornare lì dove tutto ha senso: nel punto esatto in cui il cuore batte più forte e non chiede permesso.Io credo che ogni canzone, per potersi definire davvero tale, abbia bisogno di una storia da raccontare. Ma non basta una storia qualsiasi: servono persone che possano riconoscersi in quelle parole, che possano dire “questa parla anche di me”. E soprattutto servono emozioni. Quelle che non si spiegano, che arrivano dritte allo stomaco, che fanno male e bene allo stesso tempo.

Questa canzone era una lettera. L'ho scritta nel 2021 e lasciata chiusa in un cassetto per troppo tempo. Oggi l’ho tirata fuori, perché sarebbe stato inutile lasciarla lì a prendere polvere. Alcune parole non sono fatte per essere dimenticate.
È una lettera di addio dopo una guerra. Una guerra combattuta contro chi definiva un errore la relazione di due innamorati. "Due pazzi" Due persone etichettate, condannate. Schiavi – dicevano – del loro stesso amore. Pazzi, solo per il fatto di amarsi e volersi bene. Ma chi decide cos’è follia e cos’è amore? Forse chi non ha mai conosciuto il vero amore è proprio chi lo giudica con tanta leggerezza.Dentro questa canzone c’è il dolore di chi ha dovuto difendere un sentimento, c’è la stanchezza di chi ha combattuto troppo a lungo, ma c’è anche la dignità di chi sceglie di amare fino in fondo, anche quando tutto rema contro.

"Prigionieri zitti siete un grosso errore forse folli pazzi schiavi dell'amore"

-Nitch-
Oltre il reale: come abbiamo integrato l'IA nel nuovo videoclip di Nitch:
Il Regista Alessandro Battistini racconta la genesi del progetto e la sfida di integrare l'IA nel processo creativo:

Quando Luigi mi ha contattato per realizzare il suo terzo video insieme, la sfida era chiara fin dall’inizio: avevamo poco meno di tre settimane per consegnare un progetto abbastanza ambizioso, necessario per partecipare alle selezioni di Sanremo Giovani. La sceneggiatura che aveva in mente
era articolata, con un doppio piano narrativo – reale e fantasy – e a quel punto ho capito che non dovevamo semplificare l’idea, ma dovevamo cambiare il modo di produrla.. Con tempi così stretti, una produzione classica sarebbe stata molto difficile da sostenere, sia in
termini logistici che economici. Per questo gli ho proposto una soluzione ibrida: integrare riprese reali e intelligenza artificiale, sfruttando l’AI non come semplice effetto estetico, ma come vero e proprio strumento produttivo e narrativo. E la cosa forse più simbolica è che per questo video io e Nitch non ci siamo mai incontrati di persona. È stato un progetto costruito interamente a distanza: file, call, scambi di idee, bozze, versioni. Un processo creativo nato e sviluppato nel digitale, che parla proprio di questo presente. Ho chiesto solo due cose a Nitch: una sua fotografia ed un video girato frontalmente mentre
cantava, con uno sfondo neutro – in questo caso la parete della sua camera. Da quest’ultimo sono partito per costruire la parte performativa del videoclip. Ho scontornato Luigi in movimento, isolandolo dallo sfondo con un processo simile a quello del green screen, e ho creato ambientazioni
virtuali su cui posizionarlo. Ma non bastava “appoggiarlo” su uno sfondo: il rischio era l’effetto collage. Per rendere credibile il tutto, ho lavorato in profondità sull’integrazione tra i livelli, con color correction, overlay, interventi sull’opacità, micro-regolazioni di luce e contrasto per fondere
davvero soggetto e ambiente, fino a farli respirare insieme. Parallelamente ho sviluppato tutta la componente narrativa in AI. Abbiamo rivisto insieme la sceneggiatura: inizialmente Luigi immaginava un’estetica più vicina all’animazione, ma ho sentito che la storia chiedeva realismo, materia, luce vera. Siamo partiti dalla generazione di immagini statiche attraverso prompt molto mirati, utilizzando strumenti come Nanobanana, Seedream e Discord. A partire da una sua foto di qualche anno fa ho ricreato una versione digitale coerente del suo personaggio, e abbiamo costruito anche la protagonista femminile. La vera difficoltà non è stata tanto generare le singole immagini, quanto mantenere la coerenza dei personaggi lungo tutto l’arco narrativo. L’intelligenza artificiale, se non guidata con precisione, tende a modificare volti, dettagli e proporzioni da una scena all’altra. È stato quindi fondamentale lavorare sui prompt in modo estremamente rigoroso, definendo caratteristiche fisiche, stile, illuminazione e atmosfera in maniera quasi “maniacale”, come se stessi scrivendo una sceneggiatura tecnica: non solo descrizione della scena, ma indicazioni precise su illuminazione, mood, profondità di campo, movimenti di camera, ottiche — 35mm per le scene più intime ma contestualizzate, 50mm per i ritratti emotivi, primi piani per l’intensità, campi larghi per dare respiro epico alla parte fantasy. Ho inserito riferimenti tecnici tipici della fotografia professionale, persino estensioni come “.CR2” per evocare la sensazione di un file RAW fotografico, cercando di suggerire al modello una resa più organica, meno artificiale. L’AI, se guidata con precisione, risponde. Se lasciata libera, diventa incoerente.
Una volta ottenute le immagini, abbiamo effettuato un primo upscale per migliorarne la qualità, e successivamente le abbiamo animate utilizzando diversi motori – tra cui Veo, Seedance, Kling – fino a ottenere movimenti credibili e coerenti.
Le clip generate in AI hanno una durata limitata, generalmente 7–8 secondi, quindi il montaggio è stato un passaggio cruciale: ho dovuto costruire
ritmo e fluidità narrativa unendo frammenti brevi, lavorando sulle transizioni e su un secondo
upscale finale per arrivare a un 4K pieno.
Dal punto di vista narrativo, il video si sviluppa su due piani. Inizia in una Roma ricreata digitalmente, dove i due protagonisti si incontrano casualmente per strada. La storia poi si sposta in una dimensione fantasy:

''Luigi diventa un principe e la ragazza una principessa, perseguitati da stregoni che cercano di ostacolarli. Dopo una serie di scene di tensione e scontro, il principe riesce a sconfiggere le forze oscure. Il finale riporta tutto alla realtà: la ragazza è la barista di un jazz club in
cui Nitch si sta esibendo, i loro sguardi si incrociano di nuovo e la storia d’amore può finalmente
iniziare.''

Questo progetto mi ha fatto capire una cosa: l’intelligenza artificiale non sostituisce la visione, la amplifica, è uno strumento potente, che però richiede competenze tecniche, sensibilità estetica e una direzione molto chiara. Non elimina il regista, lo costringe a essere ancora più preciso. Ogni parola
diventa una lente, ogni prompt una scelta di regia.
In tre settimane abbiamo costruito mondi che, con una produzione tradizionale, avrebbero richiesto mesi. Ma soprattutto abbiamo dimostrato che oggi si può raccontare una storia epica anche senza condividere fisicamente lo stesso spazio. Forse è questo il punto più visionario: non è solo un nuovo modo di fare video. È un nuovo modo di collaborare, di immaginare, di trasformare un’idea in immagini. E siamo solo all’inizio.

Alessandro Battistini
ale_bat
gemini.recordingstudio 
Commenti
Non è stato pubblicato nessun intervento
DONNISSIMA.it © 2001-2026
Nota Importante : DONNISSIMA.it non costituisce testata giornalistica,la diffusione di materiale interno al sito non ha carattere periodico,
gli aggiornamenti sono casuali e condizionati dalla disponibilità del materiale stesso.
DONNISSIMA.it non è collegata ai siti recensiti e non è responsabile per i loro contenuti.