
“E quei ciao / tutti quei ciao che abbiamo detto / è un torneo e vince chi è più solo…”
…a leggere nelle nuvole / i disegni della vita…
L’ultima silloge di Maria Rita Magnante – Effetti collaterali, Tipografia CM Graf 0862.317056, L’Aquila, 2025 - inizia con una dichiarazione d’intenti poetici: si tratta della poesia dedicata a Charles Baudelaire, intitolata, appunto, A Charles Baudelaire (p. 13).
Due le parole chiave: volo e ebbrezza. Ciò che lega le due parole – cioè le due aspirazioni, le due necessità – è la ripetizione di termini quali bramosia, desiderio, ebbrezza, ebbra, disgrega-zione dei sensi -, ecc. Che cos’è il volo per Baudelaire? È ricerca della bellezza, è la fuga dalla bruttezza della realtà. In Elevation (Elevazione) dice:
…
Spirito mio ti muovi, tu, con agilità,
Come un buon nuotatore sostenuto dall’onda
Tu solchi gaiamente l’immensità profonda
Gustando un’ineffabile e maschia voluttà.
Invòlati ben lungi da questi miasmi impuri;
Sali a purificarti nell’aere superiore…
(Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Mursia, 1980, Elevation, pp. 84-85).
Anche nelle poesie di Maria Rita c’è la ricerca dell’azzurro (il fiore azzurro, voglia di azzurro)lo), dell’infinito, del cielo (nostalgia di cielo), delle stelle fino all’essenza, fino ai sogni.
Ne L’albatros, Baudelaire paragona l’albatros, vasti uccelli di mare – questi re dell’azzurro –al poeta che qui sulla terra è esiliato, tra gli scherni del volgo. Lui abituato a volare! Baudelaire e Maria Rita provano l’ebbrezza del volo!
Una delle protagoniste della raccolta è la donna in genere, alla quale sono dedicate molte liriche per esempio Il fiore azzurro (p. 15). Tante sono le figure evocate e ricordate: Massimina Pesce (p. 21), Carla (p. 36), ecc. Alle donne si aggiungono tante altre figure che rappresentano gli affetti più cari della poetessa: il padre, il marito, i figli, i morti fino alla casa e all’Aquila, la città dove risiede. Sono donne che hanno sofferto, ma sono libere coraggiose, indomite. Sono un esempio. Sono vertigine d’infinito.
Desidero soffermarmi sulle liriche intitolate al marito, alla casa e a L’Aquila. Al marito sono dedicate: Lo studente d’organo e Trasfigurazione. Maria Rita si rivolge a lui dicendo: tu sai…tu conosci, ad una persona che sa tuto di lei, alla quale si è totalmente abbandonata, che ha sognato e rimpianto e nelle cui mani ha consegnato la sua gioventù. Non è un caso che questa figura sia associata alla musica, agli spartiti, ai violini, all’organo, a Bah: è la musica della vita, fatta di speranza, di inganno, di totalità e di innocenza:
…
…tu con gli spartiti addosso
continui a suonare
nella penombra delle chiese
vuote…
(Lo studente d’organo, p. 28)
La musica è movimento, vita, abbiamo detto, tanto che la poetessa la collega anche al figlio, dicendogli: Ascolta la tua musica…componi la tua vita….vibra…suona la tua vita. Lo invita, lo incita a cercare la propria dimensione.
E ancora, a proposito del marito e dell’amore:
…
Tu conosci le mie ombre
e i venti che mi spingono
alle querce dove s’intravedono
le fate ballare con le streghe
quando trema il glicine
a primavera
(Lo studente d’organo, pp. 28-29).
Siamo in un bosco incantato, il bosco sacro ai Celti, il bosco di querce, gli alberi della conoscenza. Qui, si incontrano fate e streghe e forse anche un viandante abruzzese che legge la mano! E poi l’antropologo Alfredo Cattabiani avvicina questa pianta alla figura della dea Venere. Il Glicine, infatti, è simbolo di sensualità e femminilità primaverile colta nell’atto di sbocciare…!
In Trasfigurazione (p. 30) è bellissima questa immagine:
…
certi amori
vogliono essere
raccolti e lucidati
prima di essere trasfigurati
forte – resiliente si direbbe oggi, termine che non amo -, Maria Rita, come le donne che canta ed evoca: raccoglie e lucida il suo amore, lo custodisce, lo coccola, lo culla, fino a trasformarlo in un sentimento eterno.
Che dire della casa?
…
noi l’abbiamo amata tutti
questa casa
babbo mamma tu
e nonno Raffaele
(Tutto è giusto e perfetto – S. Pasqua 2020, p. 34)
eccoli tutti riuniti, il papà, la mamma, il nonno, il fratello: la casa è luogo di aggregazione, di calore, di affetti, di difesa dal mondo. Tutti noi amiamo la nostra casa per gli stessi motivi:
LE CASE DELL’ANIMA (p. 41)
Sono fedeli
le case
dell’anima
Anche quando il tuo odore
s’è disperso
nell’aria della montagna
loro ti aspettano
pazienti
Perché sanno
prima di te
che la vita
rimescola
le carte
e che tu torni
a cercare
il tempo
e le radici
di fiori gialli
che colorano
il vento
Infine, L’Aquila, alla quale la poetessa dedica due liriche nel decennale del terremoto. Emerge una città bella, amata, precaria, in cerca perenne dell’Equilibrio e sempre pronta a compiere il suo destino. Una città alla quale tornare:
…
Inginocchiati
E toccala piano
Perché è ferita
Come nessuna
Viandante se arrivi a L’Aquila…
Aiutala
E proteggila
Perché ha un destino
Come nessuna
Viandante
Se arrivi a L’Aquila…
Dille che torno
Perché l’amo come nessuna
(Viandante se arrivi a L’Aquila, p. 54)
Fausta Genziana Le Piane