
World Pizza Day, tra tradizione e futuro: a Brescia San Ciro celebra la Margherita simbolo d’Italia
Otto milioni di pizze al giorno, oltre 51 mila esercizi coinvolti e un fatturato che supera i 12 miliardi di euro: i numeri raccontano l’importanza economica della pizza in Italia. Ma dietro le statistiche c’è soprattutto un patrimonio culturale fatto di tradizioni, gesti antichi e saperi artigianali. Il World Pizza Day diventa così l’occasione per riflettere sul valore umano del mestiere. A Brescia, la Pizzeria San Ciro celebra questa giornata donando ai propri clienti la Margherita. Lo chef napoletano Ciro di Maio: “La margherita è simbolo di semplicità e identità italiana”
C’è un profumo che parla di casa, di famiglia, di festa. È il profumo della pizza che cuoce nel forno, un aroma capace di evocare ricordi e sensazioni uniche. E proprio a questo profumo, a questa tradizione millenaria, è dedicata la Giornata Mondiale della Pizza celebrata ogni 17 gennaio.
Il World Pizza Day si celebra il 17 gennaio, una data legata a Sant’Antonio Abate, tradizionalmente considerato il protettore dei pizzaioli e di tutte le professioni legate al fuoco. La ricorrenza richiama antiche tradizioni popolari, soprattutto nel Sud Italia, dove in suo onore si accendono grandi falò. La Giornata mondiale della pizza è stata istituita nel 2018 dall’Associazione Verace Pizza Napoletana per celebrare il riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, la pizza viene celebrata in date diverse.
Un evento che sarà festeggiato anche in Lombardia. Brescia c’è infatti la Pizzeria San Ciro, gestita dallo chef napoletano Ciro di Maio, noto per il suo impegno nel sociale: ha insegnato l’arte bianca nelle carceri di Brescia, aiuta il locale canile portando l’acqua avanzata al ristorante in una ottica anti-spreco e da sempre è in prima linea nell’aiutare gli svantaggiati che vogliono diventare pizzaioli per uscire dalla povertà. Venerdì chef Ciro accoglierà tutti i suoi clienti, omaggiandoli con assaggi della Pizza Margherita.
«Il World Pizza Day non è solo una ricorrenza simbolica, ma un momento per fermarsi e riflettere su cosa rappresenta davvero la pizza per la nostra cultura», spiega Chef Ciro di Maio. «Il 17 gennaio celebriamo Sant’Antonio Abate, il fuoco, il forno e il lavoro quotidiano dei pizzaioli: un mestiere fatto di gesti antichi, rispetto delle materie prime e responsabilità verso chi si siede a tavola. In questo contesto la Margherita resta il cuore di tutto. È la pizza più semplice solo in apparenza, ma anche la più difficile da realizzare bene: impasto, pomodoro, fiordilatte e basilico non ammettono scorciatoie. La Margherita racconta l’identità della pizza italiana ed è ancora oggi la più amata. Per questo, nel giorno del World Pizza Day, ho deciso di offrire ai miei clienti tranci di Margherita: un gesto concreto per ringraziarli e per ribadire che l’eccellenza nasce spesso dalle cose più essenziali».
Ricordiamo che nel Belpaese la pizza non è soltanto un simbolo identitario, ma un vero e proprio comparto industriale diffuso, capace di generare numeri da grande filiera economica.
Secondo i dati di Confesercenti ripotarti da Pizza.it, in Italia sono oltre 51 mila gli esercizi che, a vario titolo, producono e vendono pizza: dalle circa 12 mila pizzerie al taglio e con servizio a domicilio alle 14 mila pizzerie tradizionali con servizio al tavolo, passando per le 12.500 attività ibride tra ristoranti, bar e pizzerie, fino alle 13 mila panetterie, rosticcerie e gastronomie che ogni giorno sfornano teglie destinate a un consumo rapido e popolare.
Un sistema capillare che vale complessivamente 12 miliardi di euro di fatturato annuo e dà lavoro a circa 200 mila addetti. Ogni giorno in Italia vengono prodotte otto milioni di pizze, che diventano 2,3 miliardi nell’arco di un anno, a conferma di un’abitudine alimentare profondamente radicata nella quotidianità degli italiani.
Anche i prezzi raccontano la trasversalità di questo prodotto: si va dai 2-3 euro della pizza acquistata in panetterie e gastronomie, ai circa 5 euro della pizza al taglio o da asporto, fino ai 10-12 euro richiesti mediamente nelle pizzerie tradizionali e nei ristoranti. Un’offerta ampia che intercetta pubblici, occasioni di consumo e fasce di spesa molto diverse.
Sul fronte dei consumi, ogni italiano mangia in media 7,6 chili di pizza all’anno. Un dato inferiore a quello degli Stati Uniti, dove il consumo pro capite sale a 13 chili, e del Canada con 7,5 chili, ma superiore a quello di Spagna, Francia e Germania, che si attestano poco sopra i 4 chili annui. Resta però saldissimo il legame culturale: la pizza Margherita, che compie 126 anni, è ancora oggi la preferita da un italiano su due.
Non è un caso che il 40 per cento dei consumatori sia convinto che una buona pizza dipenda soprattutto “dalla mano che la fa”, più ancora degli ingredienti o delle tecnologie utilizzate. Un riconoscimento esplicito al ruolo dell’artigianalità, del sapere umano e dell’esperienza del pizzaiolo, elementi che continuano a fare la differenza in uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy alimentare.
SAN CIRO Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare. Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina.
Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente.
Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio e del Germani Brescia, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare.
Ciro ama le iniziative benefiche. Oltre al lavoro in carcere per formare i detenuti a diventar pizzaioli, Ciro si è dedicato anche alla formazione nel Rione Sanità di Napoli, un quartiere che gli ricorda la strada in cui è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L'istituto che ha accolto il suo progetto è stato l'Istituto alberghiero D'Este Caracciolo, ha portato a termine delle lezioni online a dei ragazzi che seguono l’indirizzo enogastronomico e l’indirizzo sala e accoglienza.
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