Il brutto che è invece bello, non solo moda
Il brutto che è invece bello, non solo moda
Si discute da tempo di quanto “brutta” sia diventata la moda, che mescola forme e stili sedimentati nella nostra testa con una visuale che – lei e solo lei – determina l'inconsueto (che vediamo come brutto) e il fuori contesto. Esiste un bello ed esiste un brutto e sono oggettivi. E' bello quello che piace a te non quello che piace agli altri. Etc.. Modi di dire. Ma come mai paghiamo un jeans o una scarpa vecchia (super vintage) a peso oro, quando uguale la troveremmo al mercatino a 1 euro?

L'occhio, la memoria estetica: ci ingannano, sia chiaro. Non sono brutte dunque le passerelle, ma sono diverse, sovversive. Le giacche oversize non le vediamo più bene se stanno su un pantalone over 60. Invece stanno benissimo, ma l'occhio non è abituato e fa un “incidente” estetico tra quanto si ricorda di aver codificato e quanto vede adesso.

La moda di oggi è anche prendersi in giro, riuscire a distinguersi, grazie anche ai social, o perché si hanno le cose più in voga e più viste, oppure al contrario perché si hanno le cose più rare e più strane. Meglio sarebbe allora mescolare le cose più strane che si notano, con le cose più inflazionate e costose che tutti vogliono. (La logica dello i-Phone ultimo modello con la cover ordinata al di là del pianeta perché unica e personalizzata).

Allora come funziona? Funziona così: si scelgono i pezzi base del guardaroba (vediamo le inflazioni di alcuni marchi rispetto ad altri, sia tra giovani che meno giovani, cose che tutti hanno) e si mescolano con cose che non ha nessuno ma che piacciono a noi stessi perché sono uniche. Siamo le caricature di noi stessi perché così facciamo stile,

Ecco allora che cosa è adesso questa moda, che ci fa trovare in un falso streetwear un cappellino di lana del nonno insieme alle scarpe sneakers di marca, che ci fa mettere in testa un fazzoletto inguardabile con il piumino che hanno tutti, la camicetta della grande catena vista su tutte le pubblicità insieme a un pantalone che sembra uscito dal macinacaffé, un jeans che non ha più che le cuciture con un occhialetto che da solo vale sei jeans, la tuta da ginnastica che tutti vogliono, ma solo con la giacca di pelle, perché la tuta non si usa più e così via. In pratica una libertà vigilata (MC).
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