Tra Svezia e Corea: il neo bon ton
Tra Svezia e Corea: il neo bon ton
La scelta è talmente variegata che urge il punto della situazione: una vera e propria mappa che, partendo dai ghiacci scandinavi (ma cosmopoliti, almeno a sentire la filosofia dei brand in questione), si snoda verso Oriente toccando la Russia delle contraddizioni fino a irrompere trionfalmente in Corea e Giappone dove si sa il “kawaii” è di casa da sempre grazie all’impulso fumettistico. La stessa tendenza si è affacciata nelle vetrine delle boutique più d’avantgarde dell’Occidente europeo e americano. Non sono l’unica ad aver adocchiato, tanto per cominciare, Oddmolly: già mesi fa se n’è fatto cenno su “Glamour” ma per ora resta ai margini delle luci della ribalta, causa anche la macchinosa procedura del dover inviare mail di richiesta info alla referente di zona per localizzare un punto vendita.
In barba alle velleità multietniche del marchio, questo è uno squisito esemplare di bon ton dal sapore locale: queste deliziose casacchine o questi gilet crochet + maxi vestito si inseriscono a pennello in un contesto stile casa nella prateria nordeuropea.
Per noi italiane, intente a rimirare tutto questo ben di Dio, c’è senza dubbio in agguato il fascino “esotico” alla Bjork.
Se è vero che il nome Sultanna Frantsuzova evoca all’istante samovar fumanti e materioske, è però altrettanto vero che questa stilista emergente ha già aperto due monomarca a Verona e Padova. Le sue collezioni sono musica per le orecchie delle amanti di un bon ton un po’ retrò e malinconico, un vero pas de deux dalle tinte tenui e notturne che incanta. Speriamo, però, che Sultanna aggiorni presto il sito!
New York sta emergendo solo di recente come capitale dello stile, avendo forse sofferto di un certo retaggio americano da sindrome del casual pret a porter più che di raffinatezza, colpa anche del target estremamente “teen” che richiede più il “cool” dell’eleganza.
Per fortuna ci sono le nuove marche, ormai avviate a sdoganare quest’immaginario collettivo fatto di bermuda e havaianas.
La più rappresentativa nel suo genere è senz’altro la mitica Anthropologie, basta cliccare sulla homepage per restare rapiti dal suo charme sospeso nel tempo.
Mi domando seriamente come riescano a rendere chic e giovane persino quello che parrebbe il golfino della nonna! Vale la pena approfondire, non c’è dubbio.
Senza rinunciare a quel tocco di classe che bandisce ombelichi a vista e promuove la femminilità rassicurante, ci si presenta un più abbordabile Delia’s: sfogliando il look book, l’occhio risulta subito strizzato ai materiali soffici e comodi come la lana lavorata, e a colori sorbetto quali rosa antico, panna o glicine, ma anche agli intramontabili jeans: davvero impeccabile la nonchalance con cui si mescolano sapientemente le due tendenze chiave americane.

Emblematico, poi, che un sito come J.Crew riproponga come must have di stagione uno spettacolare maglioncino di cachemire letteralmente strappato alle esili grazie di Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”: vedere per credere!
Convinte che la Spagna fosse sinonimo solo di colori accesi e capi sexy? Beh, a giudicare da Trucco non si direbbe proprio! Caricando il sito, colpisce subito una grafica sofisticata e di buon gusto; ma il punto forte è il catalogo: giacchine a sbuffo, maniche a palloncino e tante stampe delicate. Il tutto è condito da foto ambientate in una villa principesca: cosa chiedere di più per le sognatrici incallite che subiscono ancora il fascino dei vecchi polpettoni in costume, come la sottoscritta?
La Francia meriterebbe quasi di essere passata sotto silenzio: c’è bisogno di un’ennesima, scontata conferma della sua fama come supremo astro dell’allure sofisticata?
Sicuramente tutte hanno presenti grandi nomi come Cacharel o Petit Bateau, Etam, Esprit, Camaieu, Morgan de toi, (da notare come quest’ultima abbia scelto recentemente come testimonial Mischa Barton, ambasciatrice del neo chic statunitense fino ai lidi nostrani)…per cui mi limito a citarne di volata tre, inspiegabilmente semi sconosciuti all’estero quanto osannati in patria: mi riferisco a Comptoir des Cotonniers – timidamente emerso proprio negli ultimi mesi in pubblicità su riviste commerciali (“Glamour”, ad esempio) e sbarcato anche in Italia in corner della Rinascente –Paul & Jo, significativamente presente oltre che a Parigi e Londra proprio in Giappone e Taiwan, e Gerard Darel, che sceglie, come musa ispiratrice, una Charlotte Gainsbourg e un fascino quasi negletto e d’atmosfera. Se poi voleste una panoramica e una rapida carrellata di proposte d’Oltralpe, basta un giretto su LaRedoute et…voilà!

Solo un cruccio mi impedisce di promuovere a pieni voti l’incontestabile bon ton di vagonate di siti asiatici: con mio sommo disappunto, nel 90% dei casi, il servizio non contempla le spedizioni internazionali, né la versione inglese, indispensabile per chi non mastica ideogrammi.
Unica illustre eccezione in cui ho avuto la ventura di imbattermi è Yesstile: fornitissimo portale di nuove proposte per lo più coreane, merita una visita, non fosse altro che per i due suddetti fondamentali punti a favore…ma sono certa che, fin dalla prima scorsa, non potrete resistere alla tentazione di spulciarlo voracemente!
Fosse anche solo una ricerca antropologica la vostra, Nanaichi offre un interessante spunto come finestra spalancata sulla street fashion nipponica: un semplice click sulla voce in fondo alla barra a sinistra e toccherete con mano le stravaganze di una nazione famigerata per l’inclinazione, più che a vestirsi, a travestirsi (è qui che si concentra, in massa, il maggior numero di popolo “cosplayer”: gente cioè, che circola e si fa fotografare paludata come un personaggio di cartoni, fumetti, serial ecc.). CandiPop mantiene già dal nome quello che promette: diabetico zucchero all’arsenico e vecchi merletti. Le pose e le espressioni della modella sono quasi caricaturali e stridono come un gesso sulle vecchie lavagne
. Nonostante tutto, si trovano dei dettagli adorabili come cappellini o zainetti, e…confessate, la maglia col taschino a coniglietto non può aver conquistato solo me! Piccole dosi, insomma, per scongiurare la crisi insulinica.
Per chiudere in bellezza torniamocene in Italia, che nonostante l’attuale momento di ristagno dell’economia, non esattamente propizio al sorgere di nuove imprese (ivi compreso il settore moda), offre anch’essa qualche timido spiraglio grazie a brand come Manila Grace, Kristina Ti, Aniye by, Twin set e Annarita N.
Nel caso nostrano, ci si focalizza molto più sull’evanescenza dei tessuti e preziosità dei ricami: niente di più collaudato e classico per un Paese di grande tradizione sartoriale e di straordinaria abilità artigiana che nel mondo tiene a tenere alto almeno l’eco di questa storica fama.

Riferimenti:
www.oddmolly.com
www.sultannafrantsuzova.com/ita/
www.antropologie.com
www.delias.com
www.jcrew.com
www.trucco.es/
www.comptoirdescotonniers.com
www.paulandjoe.com
www.gerarddarel.fr/en/
www.laredoute.fr/
www.yesstyle.com
www.nanaichi.com
www.candypop.co.kr/
www.manilagrace.com/
www.kristinati.it
www.twin-set.it/online/
www.twin-set.it/online/
www.annaritan.it

Le immagini sono tratte da:
www.thefashionspot.com
www.audrey1.com/
www.jcrew.com/content/281/fallpreview/wfallpreview.jhtml
www.candypop.co.kr/
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Autore : Sabina Frauzel
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