
La Turchia non è stata invitata al vertice cruciale organizzato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) a Doha, in previsione della forza internazionale di stabilizzazione da dispiegare nella Striscia di Gaza. Questa informazione è stata riportata dal media israeliano Haaretz, citando una fonte diplomatica che conferma l’assenza della Turchia tra i rappresentanti dei 45 paesi invitati, tra cui l'Italia. La decisione di escludere Ankara pare sia dovuta a un veto da parte di Israele, il quale ha manifestato opposizione alla partecipazione della Turchia alla missione di stabilizzazione e ricostruzione post-conflitto.
In un contesto così complesso, la situazione a Gaza rimane drammatica. Le forze israeliane hanno emesso un nuovo ordine di demolizione per il campo profughi di Nur Shams, a Tulkarem, contribuendo ad alterare ulteriormente la topografia e la vita dei rifugiati palestinesi. Secondo Roland Friedrich, Direttore degli Affari dell’Unrwa per la Cisgiordania occupata, circa il 48% degli edifici del campo è già stato danneggiato o distrutto, con le demolizioni pianificate che colpiranno centinaia di persone.
A Gaza, Alaa AbuSamra, Responsabile del Programma di risposta all'emergenza di ActionAid, descrive le condizioni disastrose cui sono sottoposti i cittadini. La sofferenza continua, nonostante delle diminuzioni nell'intensità dei bombardamenti. Le famiglie vivono ora in tenda, affrontando le intemperie invernali e temendo il freddo come una nuova forma di violenza. L'organizzazione umanitaria ha rinnovato l'appello per l'apertura dei valichi di frontiera e per un aumento significativo degli aiuti destinati a Gaza.
Oggi a Doha si svolgeranno incontri decisivi per discutere il futuro della Striscia di Gaza, inclusa la definizione di una forza internazionale di stabilizzazione. Questa forza dovrebbe attuare le decisioni del “Consiglio di Pace” previsto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il cui obiettivo è il ripristino della sicurezza e della stabilità nella regione. Tuttavia, le tensioni legate alla partecipazione turca rimangono elevate, con Ankara pronta a inviare un contingente di 2.000 uomini se sarà inclusa nella missione.
Da parte sua, Hamas ha espresso attraverso le parole di Khaled Meshaal la sua volontà di cooperare con i mediatori regionali – Egitto, Qatar e Turchia – ma ha chiarito che non accetterà di essere disarmato con la forza. Il gruppo ha proposto diverse possibilità di tregua, dimostrando un’apertura al dialogo pur mantenendo fermo il principio della protezione dei propri armamenti.
Nel frattempo, la violenza continua a colpire i palestinesi in Cisgiordania, dove un attacco da parte di coloni israeliani ha ferito cinque membri di una famiglia. Anche il conflitto con la Corte Penale Internazionale sta vivendo un momento critico, poiché quest'ultima ha respinto un ricorso israeliano sulla propria giurisdizione nel caso di crimini di guerra in Gaza. La CPI ha confermato indagini contro figure chiave del governo israeliano, in un clima di crescente tensione internazionale.
Recentemente, l'Autorità palestinese ha denunciato inoltre l'uccisione di un adolescente di 16 anni da parte delle forze israeliane durante un raid in Cisgiordania, evidenziando l’uso della forza letale da parte delle autorità occupanti. La Casa Bianca ha reagito a questa escalation, comunicando ai funzionari israeliani la propria preoccupazione riguardo alla violazione degli accordi di cessate il fuoco.
La situazione umanitaria a Gaza e in Cisgiordania continua a deteriorarsi. L’Unione Europea ha sollecitato un aumento degli aiuti umanitari, ritenendo che la situazione sia critica e che non possano più arrivare assistenze goccia a goccia. Gli attivisti e le organizzazioni internazionali stanno intensificando le loro richieste affinché venga garantita una risposta adeguata ai bisogni immediati della popolazione.