DZIGA VERTOV. L'UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA
DZIGA VERTOV. L'UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA
Il 2 gennaio ricorda la nascita di Dziga Vertov. Białystok, 2 gennaio 1896 – Mosca, 12 febbraio 1954) fu un regista, sceneggiatore e teorico del cinema sovietico. Dziga Vertov rappresenta uno dei padri miliari della storia del cinema sovietico per le sue teorie sul Cineocchio. Il suo primo vero cortometraggio è L'anniversario della Rivoluzione, del 1919. Il passaggio da "regista di Stato" a "regista di avanguardia" si ha con i Kinopravda. Nell'arco di tre anni sono realizzati ventitré piccoli documentari di venti minuti ciascuno ognuno dei quali riguarda tre diversi argomenti. In questa produzione Vertov comincia a mettere in pratica la sua teoria, più esplicitamente esposta nel film-manifesto del suo movimento Kinoglaz (Кино-глаз) (1924), dando spazio alla verità, filmando e montando in maniera che l'espressione e i contenuti di ciò che si vuole dire vengano solo ed esclusivamente da ciò che si riprende con fedeltà. Dziga Vertov ha focalizzato il proprio lavoro sulla ricerca delle possibilità del linguaggio cinematografico tentando di unire alla sperimentazione pratica la riflessione teorica, in una serie di scritti, saggi, dichiarazioni.  Vertov auspicava una "Cinematografizzazione dell'Urss operaia e contadina". Voleva contribuire con i suoi gruppi di Kinoki (i cineocchi) alla formazione e all'insegnamento di un nuovo libero mezzo di espressione, il cinema, attraverso il quale gli operai e i contadini dell'Unione Sovietica avrebbero potuto fissare ed esprimere la propria coscienza della realtà. Tutto il complesso teorico e la genialità di Vertov si riassumono in quella che è anche la sua opera più famosa, L'uomo con la macchina da presa (1929). Il  film è forse il compimento massimo del movimento kinoglaz (cineocchio), nato negli anni venti per iniziativa di Vertov e propugnatore della superiorità del documentario sul cinema di finzione che, in sostanza, deve essere bandito perché inadatto a formare una società comunista. Questo film è davvero rivoluzionario, scompagina la grammatica sino ad allora utilizzata. Infatti, non sono usate didascalie, fondamentali nell'epoca del muto e in uno sfolgorio di trovate tecnico-stilistiche ci mostra una macchina da presa che da oggetto di osservazione ne diventa il soggetto. La produzione seguente non avrà più la stessa forza, forse perché le sue teorie vengono travolte dall'esplosione di generi e di geni come Ejzenštejn che daranno lustro alla cinematografia "tradizionale". L'incontro con il sonoro dà comunque origine ad un'opera notevole: Sinfonia del Donbassa/Entusiasmo (1931), dove per "sinfonia" si deve intendere la sovrapposizione di vari rumori prodotti da officine meccaniche e miniere catturate dall'orecchio di Vertov. L'ultima opera di grande valore è Tre canti su Lenin (1934). Un superbo documentario che raccoglie immagini di grande valore storico lasciando traccia nella cultura europea del tempo.

FONTE : http://www.criticamente.com/galleria/Vertov_-_Cineocchio.htm
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Autore : Josy Monaco
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