La storia obliqua di Giuseppe Tramontana
La storia obliqua di Giuseppe Tramontana

Il racconto è ambientato in un paese della Sicilia e inizia con l’uccisione di un uomo, un “filosofo”, assassinato per i suoi ideali morali utopistici. “La Storia Obliqua”, scritto da Giuseppe Tramontana, pubblicato a Roma nel 2009, è un’ampia descrizione di una società corrotta, malata, partendo da quella di Calofonte per allargarsi in senso metaforico al mondo intero. Infatti, intorno a Jacopo, il protagonista, interagisce un gruppo di altri personaggi che, spinti da un senso di amicizia e per puro spirito di ribellione, cercano la verità, in una società siciliana ambigua che si muove tra intrighi e complotti politico-mafiosi, fino ad arrivare al traffico di organi di bambini e all’addestramento di terroristi internazionali. Nella lettura il libro si presenta molto scorrevole, invoglia il lettore a porsi delle domande, mettendo al centro valori che forse nella nostra società sembrano ormai superati o comunque assopiti. Valori come l’onestà intellettuale, il non essere omertosi; infatti, una frase interessante è: «Questo è un omicidio collettivo, figlio della viltà, di tutti quelli che non si sono mai ribellati perché non è affar nostro». Si tratta dell’amore per la propria terra, che coinvolge il tema dell’emigrazione, chiamando in causa la scuola che prepara i propri figli a sognare la terra promessa, “il continente”, a diventare così emigranti.
La storia obliqua è un libro che racconta una vicenda di denuncia sociale contro il potere visto come male assoluto, da quello politico a quello religioso, che oscura la mente in una cecità morale e spirituale. In tutto questo c’è Jacopo, che rappresenta ognuno di noi, un uomo “vero”, le cui idee, però, risultano utopistiche. Jacopo è colui che è riuscito a tenere testa alla meschinità dei potenti, tentando di redimere quel posto (ci si riferisce a Calafonte, ma in prospettiva riguarda tutta la società) dalla viltà, dalla mediocrità dei suoi abitanti. Le uniche sue armi sono la perspicacia e la saldezza di spirito, e come in solitudine aveva vissuto quella battaglia, così in solitudine è andato incontro alla fine. Pertanto la storia potrebbe lasciare il lettore deluso ed ancora con un interrogativo, poiché la morte di Jacopo è vana, in quanto non vi è nessuna denuncia alle autorità competenti e tutto il materiale cartaceo e fotografico scoperto finisce per essere cestinato dall’amico. Quindi ancora una volta anche se «sono i morti che non smettono mai di parlare», la voce della coscienza viene soffocata da una cultura millenaria di aridità civile, in cui i semi gettati di tanto in tanto da qualche volenteroso non hanno trovato terreno favorevole.

 

Nicla

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