Siamo due esseri sospesi sulla soglia
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“Il procuratore normale - Le indagini di Aurelio Rasselli” di Marcello Vitale

“Ma no!” - direte voi -, “Ancora un libro su indagini condotte da procuratori, avvocati, giudici, ecc., ancora un libro di stampo giudiziario - diremmo così - come i tanti che ormai imperversano anche in televisione.
Il libro di Marcello Vitale (“Il procuratore normale - Le indagini di Aurelio Rasselli”, Ensemble, 2025) si apre con una revoca della richiesta di collocamento a riposto da parte del protagonista del libro, Aurelio Rasselli, che spera di essere assegnato a Mompiano, città del Nord Italia in quanto il vecchio procuratore della Repubblica è andato a casa per raggiunti limiti di età rendendo il posto scoperto. Scopriamo che a Mompiano abita l’ex moglie di Aurelio (con la quale, si vedono ogni tanto essendosi separati in modo civile), rimasta vedova del secondo marito, il ricco notaio Fiorenzo Martuscello e il figlio Ugo di anni ventiquattro che di recente si è laureato in Legge col minimo dei voti (pp. 7-8). Inoltre, è stato lasciato dalla compagna e si trasferisce dal padre, stando rintanato tutto il giorno nella sua stanza ad ascoltare musica e a chattare (p. 17) con grande contrarietà della madre che se la prende con l’ex marito. Così, in un attimo (nel prologo) veniamo a conoscenza della situazione lavorativa del protagonista nonché della sua vita privata. Qua e là considerazioni pacate ma anche precise, insomma terribili e sagge verità: “La vita è fatta di ore e di giorni, ma anche di termini finali”.
Altro tassello che ci aiuta nella conoscenza del procuratore: Aurelio è solo. “La solitudine è una brutta cosa (p. 159). La si riempie con gli spettri mentali tirati fuori dall’incunabolo della propria esistenza sotto forma di ricordi. Il lavoro, dunque, come ancora di salvezza!”.  Il lavoro come “distrazione” dallo spleen, direbbe Charles Baudelaire. È già qualcosa. Aurelio è anche ansioso, deve muoversi, scaricarsi, anche le storie vissute dopo la moglie non lo coinvolgono più di tanto.  Aurelio non sa stare lontano dal mare, si trova a disagio: “A Larodi solevo rifugiarli nella casa dirimpetto al mare del mio vecchio professore di filosofia a conversare ore e ore, scrutando con occhi incantati l’interminabile moto delle onde (p. 8). È afflitto dalla noia verso tutto ciò che l’attornia. Mi sforzo di distrarmi (p. 10). Si annoiano solo quelli che sono senza problemi? No, perché la noia è il male di vivere e non c’entra con i problemi. A parte il fatto che Aurelio è in crisi e non sa neanche chi è, allo specchio scorge uno sconosciuto che imita i suoi gesti (p. 12): più estraneità di questa! “Oggigiorno siamo quasi tutti depressi in questa frenetica vita priva di punti di riferimento. Il che non è un male assoluto. Un moderato stato di depressione ci spinge a riflettere (p. 25). La noia – come la chiamava Alberto Moravia nel suo romanzo intitolato appunto “La noia” – è un sentimento moderno che ha radici antiche e che deriva dalla malinconia del Romanticismo, di René, personaggio di René de Chateaubriand, che passa per lo spleen di Charles Baudelaire per arrivare alla depressione di oggi (vedi “La noia” di Alberto Moravia)i. Ne “I fiori del male”, nella prima parte, intitolata “Spleen et idéal”, Charles Baudelaire dipinge lo spleen che gli ispira il mondo reale(profonda angoscia esistenziale, tedio e malinconia) ed esprime nostalgia per un mondo di purezza e aspirazione ad un altrove spirituale. Aurelio arriva a dire che si sente come sdoppiato, “Solo che io persona sono da una parte e io attore dall’altra” e “Piove anche nell’anima”. Spesso le conversazioni sono superficiali, si parla ma è come se non ci si parlasse affatto, solo domande e risposte convenzionali, si tratta di imitazioni di dialoghi e si agisce per ingannare il tempo, La parola “spleen” indica uno stato di profonda malinconia, tedio esistenziale e insoddisfazione. È una condizione di vuoto e angoscia che opprime l’anima, spesso avvertita senza una causa apparente. La parola è di origine inglese e significa “milza”. Nell’antica medicina ippocratica si riteneva che questo organo producesse la “bile nera” (o melanchonia), l’umore responsabile dell’ipocondria e dell’angoscia.
Tutte le considerazioni sono improntate al buon senso: alcuni procuratori esagerano in condotte esibizionistiche attuate a fini personali, scalpitano per attirare su di sé l’attenzione, tre macchine blindate di scorta al magistrato minacciato sono più che sufficienti, non dieci come si pretende, ecc. Anche nei rapporti con i colleghi e i dipendenti, “fosse per lui li gestirei comportandomi da primus inter pares. Userei unicamente la forza del convincimento…” (p- 33). Democratico!
Quali sono i casi che il procuratore segue? Seduto sulla gradinata della chiesa di piazzetta del Gesù, Aurelio fa la conoscenza di Alessandra Palmisano, sui trent’anni, minuta, giovane. Piano piano scopriamo che la giovane donna ha lasciato Riccardo prima che lui la uccidesse (femminicidio?). Riccardo è furioso, se la trova la ammazza, così la donna si sposta di continuo. Perché non lo denuncia? È un pregiudicato, un delinquente e, teme che, quando esce, dopo qualche settimana, la ammazza comunque.  L’atteggiamento di Aurelio non è freddo e distante, ma, nei confronti della ragazza, è affettuoso, di partecipazione, di interessamento, è preoccupato per lei e la giovane percepisce di potersi fidare di lui. Sono due disperati? Due esseri sospesi sulla soglia? Alessandra ha scoperto che Riccardo è un cocainomane e lui sa di essere stato scoperto. La vicenda si conclude con un finale drammatico, purtroppo, anche se il colpevole non è Riccardo! C’è una setta che celebra riti satanici e messe nere nella chiesa sconsacrata:  pare ne fosse coinvolto il figlio dell’onorevole Piscotti a nome Lanfranco. Forse. C’è anche un nipote geloso dell’eredità non ricevuta a vantaggio di Alessandra, ma non voglio svelare il finale per non togliere la sorpresa!
Altro caso: quello a carico di Alberto Vazzano + 4 imputati del reato di estorsione aggravata in concorso tra loro (p. 12): La trattazione è stata rinviata di tre mesi per rilevata nullità della citazione dell’avvocato Raffaele Gaspoti difensore di Pasquale Bellezza, uno dei coimputati del reato di estorsione aggravata (p. 76). Un rinvio per violazione dei diritti di difesa è sacrosanto. Intanto i fascicoli del processo sono stati rubati dalla dottoressa Maddalena Vincenzi che tenta di bruciarli: sarà indagata per corruzione in concorso con Alfredo Santoro. La dottoressa ha preso mazzette per distruggere l’incarto processuale di quei farabutti che andavano incontro a sicura condanna.
Aggiungiamo anche un altro tassello alla conoscenza di Aurelio quando difende Tommaso che è stato definito “facchino” dalla dottoressa Vincenzi: Tommaso lo comandano tutti e lui sorride come un cane bastonato… (p. 13). Bellissimo il rapporto tra i due. Difesa dei deboli, dunque. Tra sé e sé pensa che la Vincenzi non sa cosa sia la pietà umana, la pietas, non ha alcun rispetto per i caduti (p. 34).  Non solo, alla richiesta della ex moglie di sistemare il figlio, Aurelio risponde deciso: Ugo non è preparato, bisogna sgobbare, non arrangiarsi ma farcela da soli: Il mio è un mestiere delicato…Solo restando integerrimo posso continuare a svolgerlo. Se qualcuno ti dà qualcosa, prima o poi vorrà restituito il favore (p. 18). Incorruttibile, integerrimo. Niente raccomandazioni, niente tangenti, niente spintarelle E la donna considera tutto ciò arretratezza superata dai tempi…dove vivi? Tutti si danno da fare… (p. 19). Ma non sarà che la normalità è solo quello che deve essere e non altro, senza derogare? Non sarà che Aurelio è normale, oggi che non si è più normali, solo perché fa il suo dovere e si comporta bene, non è furbo e considera sacra la Giustizia?
Altro caso: furto in casa. Mentre stava in cucina per preparare la cena, la vittima, Teresa Bartoletti, ha sentito un rumore provenire dalla camera da letto. Si è precipitata, ha acceso la luce, ha trovato il comò con i cassetti aperti. Ha sentito un fruscio e ha riconosciuto Alfonso Mussari, il portiere dello stabile che ha le chiavi dell’appartamento. In realtà, la donna non è proprio sicura, ci deve pensare meglio. La donna ritorna e dice che il mazzo di chiavi della casa non lo ha solo il portiere ma anche suo figlio Mario che aveva esortato la madre a cambiare la serratura. Le chiavi dell’appartamento gli erano state rubate e il figlio sospetta che sia stato Roberto Salvati, l’amico che, proprio il dì precedente la costatazione della sparizione dell’orologio, aveva ospitato a dormire la notte a casa sua. Si viene a sapere che Salvati è componente di una pericolosa associazione per delinquere dedita allo spaccio di sostante stupefacenti, non solo marijuana, ma soprattutto cocaina ed eroina. Il capo dell’associazione è un vecchio boss ‘ndranghetista, trasferito anni fa dalla Calabria a Mompiano come sottoposto all’obbligo di soggiorno obbligato (p. 72). Salvati è anche diventato un pericoloso killer…
Poi c’è il caso di “Goffredo Stellitani, indagato per omicidio premeditato. Stellitani, importante esponente politico e medico, aveva sedotto una sua paziente, Raffaella Veneziani. Una ragazza di appena sedici anni da cui si sentiva attratto. Ebbe con lei un rapporto carnale. Ma dopo un po' la giovane non volle più saperne, stante anche la grande differenza di età.
La situazione precipitò quando, una mattinata, Raffaella fu trovata morta nel suo letto…Il medico fu indagato di omicidio” (p.  35). Nuovi accertamenti mettono in evidenza che nessun foro è stato rilevato sulla calotta cranica di Veneziani Raffaella; sulla nuca è però riscontrabile una piccola depressione cranica dovuta a non perfetta calcificazione ossea. Inoltre, pare che la morte sia dovuta ad arresto cardiaco dovuto all’ingestione di un rilevante numero di pillole dimagranti.
Apro una parentesi per soffermarmi sulla metafora dell’”armadio”: nello studio del procuratore c’è un armadio chiuso a chiave, pieno di carte ed effetti personali di Manlio Viceconti, il collega che ce n’è andato in pensione (p. 32). Ora, il collega non solo rimanda la sistemazione di questo armadio, ma è stroncato da un male incurabile.  Aurelio rispetta quell’armadio chiuso a chiave con le sue carte, non osa toccarlo, proibisce di spostarlo. “Proibisco di spostarlo anche alla segretaria dottoressa Vincenzi che già si era messa d’accordo col fabbro per aprirlo…Sta qui e ci resta…Ma ne ha fatto un MAUSOLEO? (p. 33). Dice la Vincenzi: NE AVEVA FATTO UN VERO E PROPRIO SACRARIO (p. 185). Nell’armadio avrebbe rinvenuto il tesoro di Tutankhamon!” (p. 186). Ma è così, c’è un tesoro importantissimo: il suo “inconscio!”. Cosa significa? L’armadio – BLINDATO (p. 185) - è una figura dell’inconscio e del corpo materno e contiene sempre un segreto: chiude e separa dal mondo ciò che è prezioso, fragile e temibile. Protegge, ma rischia anche di soffocare. L’armadio è l’inconscio con tutte le sue possibilità inaspettate, distruttrici o positive, ma irrazionali, se sono lasciate a sé stesse È un simbolo di esaltazione immaginativa che pronta all’ignoto, nasconde tutte le ricchezze dei nostri desideri e vede in lei il potere, illusorio, di realizzarli: origine di tanti dolori! Che possa collocarsi qui quella tendenza al disordine della vita del procuratore che si sforza però di contrastare? Ci tenta almeno. C’è tra l’altro la dottoressa Vincenzi, la segretaria che vuole spostare dalla stanza del procuratore l’armadio con dentro le carte del predecessore defunto (p. 66). Curioso questo spostamento da un morto a un vivo, spostamento di stanze, spostamento di carte…Ma cosa significano tutti questi termini? Stanze, carte…Chiuso, aperto…Inconscio ancora da indagare…Perché questa ostinazione di Aurelio e della segretaria a voler aprire l’armadio? Ora, l’armadio è un leitmotiv del libro, ricorre lungo tutta la narrazione. Ma scopriamo che non è il solo armadio protagonista nel libro…
Attraverso i casi ai quali lavora, Aurelio ci mette a conoscenza dei meandri del funzionamento della giustizia e ci rivela il suo carattere e il suo pensiero.
Aurelio ci piace, è garantista, capisce la solitudine della moglie, ha combattuto la ‘ndrangheta, considera scellerato l’andazzo dell’eccessivo permissivismo, è favorevole ad un sistema detentivo meno cruento e più liberale (ore e ore di severo lavoro retribuito dallo Stato, da eseguire sotto il controllo delle guardie all’interno di grandi strutture industriali, pubbliche o private, tipo acciaierie con i loro incandescenti altoforni!), è deciso, corretto, ama il feeling nei collaboratori di lavoro, l’efficienza, i buoni rapporti basati sulle competenze, la fedeltà, la rapidità, la precisione: “Mi piacciono gli automatismi che inducono alla parsimonia di parole. Al dosaggio di energie” (p. 68). Aurelio è equilibrato, integerrimo, è disturbato dal fatto che in alto loco si sospetti che possa proteggere un politico (Goffredo Stellitani).  Insomma, Aurelio è normale per tutto il suo sentire, il suo credere e il suo agire, come abbiamo visto, ma in realtà è anormale di questi tempi che sono proprio il contrario del suo modo di fare.

Fausta Genziana Le Piane
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