Incoscienza Artificiale, il nuovo libro di Massimo Chiriatti
Incoscienza Artificiale, il nuovo libro di Massimo Chiriatti
Le macchine non hanno etica e non hanno coscienza, il loro lavoro è incentrato sull’esecuzione di autonomie limitate dagli ordini impartiti dalla persona o da altre macchine, per cui non possiamo parlare di Intelligenza Artificiale, ma di Incoscienza Artificiale. E’ il messaggio provocatorio e sottile dell’autore del libro ben presentato via zoom in meeting da Lorenzo Maggi, Vicesindaco e Assessore alla cultura del Comune di Lodi.

LA MACCHINA NON FA ESPERIENZA DEL MONDO E NON HA INTENZIONALITA’
“L’IA - ha spiegato Massimo Chiriatti, docente, Chief Technical & Innovation Officer di Lenovo e autore del volume “Incoscienza Artificiale. Come fanno le macchine a prevedere per noi”(Luiss University Press, 2021), nell’incontro della rassegna Riflessioni in Comune, presso il Comune di Lodi, il 17 febbraio scorso – studia lo sviluppo della tecnologia legata a tutte le forme di supporto diretto ed indiretto all’essere umano, dalla produzione alla ricerca, all’analisi dei dati, in vista del suo sviluppo stesso.”

Le macchine sono macchine, gli strumenti sono strumenti, per cui, secondo l’autore del libro, a fare la differenza è la consapevolezza dell’uso che si fa di questo supporto, che a tutti gli effetti è una sorta di protesi. Una protesi come lo smartphone, che consente di avere a disposizione una enorme memoria virtuale che aiuta a risolvere problemi concreti e fattuali, a effettuare lavori veri e propri in modo semi autonomo, ad esempio utilizzabile per scrivere articoli di giornale quasi perfetti, che si compongono grazie a poche parole e a pochi input dati dall’uomo. A dare indicazione di quanto e come possano essere utili le nuove tecnologie in fatto di informazione e di gestione delle informazioni è Federico Ferrazza, Direttore di Wired Italia.

DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SI COSTRUISCONO LE POLITICHE, ANCHE PUBBLICHE
Eleonora Faina, Direttore Generale di Anitec-Assinform, ha espresso la sua opinione relativamente all’importanza di imparare ad utilizzare in modo positivo l’Intelligenza artificiale, spogliandola al più preso dall’aura di negatività e di paura che le è impropria, ma anche smettendo di dare solo una visione avveniristica e fantascientifica al progresso.
“L’IA non la puoi subire, la devi governare, con consapevolezza, specialmente nei comparti che sono molto vicini all’interesse delle persone.”
“Questo libro non si riduce a un discorso sull’entusiasmo o sulla netta dicotomia: si pone una sfida antropologica relativamente al progresso tipico della IA, che già c’è e che non può essere elusa!”

Gran parte del Policy Maker ancora si divide tra chi ama e chi odia questa tecnologia.

“Una macchina intelligente in grado di prendere decisioni al posto dell'uomo: se pensiamo sia questa la definizione di intelligenza artificiale, sbagliamo. Anche se sempre più sofisticate, infatti, le macchine sono pur sempre dei meri esecutori di istruzioni impartite dall'uomo sotto forma di numeri e formule, che poco hanno a che vedere con facoltà tipicamente umane come le emozioni, il coraggio, la responsabilità o l'immaginazione.” Copertina.

“Internet ha dimostrato alcune delle sue potenzialità durante la pandemia – ha detto Ferrazza – sia per quanto riguarda le aziende che per quanto riguarda la scuola, che per quanto concerne la socialità!”

“L’intelligenza artificiale è dappertutto, c’è anche nell’editoria, c’è anche nella politica, viene utilizzata – ha detto Lorenzo Maggi - anche in modo negativo.”

La tecnologia e la sua inarrestabile innovazione hanno senso solamente se sono messe in relazione con la persona, dunque non c’è tempo per decidere se vale la pena o no di prendere in mano questa sfida, perché l’innovazione esiste a prescindere e i tempi in cui si realizza sono molto più rapidi dei tempi della società per prendere atto e coscienza e imparare a gestire tali strumenti.

Questo strumento innovativo sarà fondamentale anche nella gestione dei soldi, della ricchezza, dello sviluppo, della politica, delle regole sociali e anche della democrazia, in fin dei conti. Rinunciare crea un gap incolmabile tra chi va avanti e chi invece resterebbe per sempre indietro, sarebbe letale.    MC
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