Amedeo Morrone: l'incomunicabilità di oggi
Amedeo Morrone: l'incomunicabilità di oggi


Amedeo Morrone: l’incomunicabilità di oggi

E’ la canzone oggi l’erede delle liriche dei trovatori che accompagnavano con la musica i loro versi, considerato che la poesia ha solo una musicalità intrinseca alle parole.
La canzone testimonia il sentire dei tempi, l’evolversi della cultura, delle abitudini, degli stereotipi.
Nella melodia di Amedeo Morrone dal titolo La canzone  del sale, nel gioco di parole il sale sale su si nasconde tutta l’amarezza (rappresentata dall’amarezza del sale, appunto) di un rapporto che si deteriora evolvendo verso l’incomunicabilità: tutto ciò che è salato è amaro. Tema non nuovo anche nella storia della letteratura e del cinema: si ricordino i film di Michelangelo Antonioni dedicati a questo soggetto (L’eclisse, La notte e Deserto rosso). Complice  di questa estraneazione è la televisione che non facilita il rapporto anzi lo ostacola, lo annulla, creando un muro. Si leggano le parole della canzone di Morrone:

Mangiucchiando un po’ davanti alla TV mi siedo accanto a te
E prendo il sale bleù…
Mi dici che non c’è…che non vediamo più…programmi di bon-ton
E passo il sale a te…Ma se il sale siamo noi, che non guardiamo più
Perché tra l’altro suggerisco di staccare la TV…
E il sale sale…Su
Se il sale sale sale sale e non fa male più…
Del resto il sole è giù…
E il sale sale sale sale e non fa male piùùùù…
Passeggiando un po’…accanto ci sei tu, la strada è un fiume bleù
E passi il sale a me…mi dici che non c’è, non c’è più il sole su
Fa freddo anche per me, solo nel paletot  ecc.

Il sale è nello stesso tempo conservatore degli alimenti e distruttore per erosione. Così il suo simbolo si applica contemporaneamente alla legge delle trasmutazioni fisiche come alla legge delle trasmutazioni morali e spirituali (Devoucoux): il sale corrode.
Questo alimento è anche il simbolo dell’amicizia, dell’ospitalità (appunto perché diviso) e della parola data perché il suo sapore è indistruttibile. Il consumo in comune del sale ha il valore di una comunione, di un legame di fraternità: si divide il sale come il pane, così fanno i due protagonisti della canzone di Morrone che, a turno si passano il sale. Consumare insieme il pane e il sale significa, per i Semiti, un’amicizia indistruttibile. Il sale inoltre dà sapore: il sale siamo noi, dice Amedeo: c’ è il tentativo da parte del protagonista di voler istaurare un rapporto (accanto ci sei tu) suggerendo di staccare la TV: forse, non tutto è perduto…Il gioco di parole il sale sale trova un’altra assonanza in due altre metafore: il sole, sole cioè la felicità che non c’ è più  e il freddo nonostante il cappotto…
Si accosti ora la canzone di Morrone al testo di Luca Barbarossa dal titolo Al di là del muro:

come siamo bravi / che la sera non usciamo mai /che neanche ci tocchiamo più / evitiamo malattie
inutili bugie / rapporti senza futuro / come siamo bravi noi /al di qua del muro / come siamo seri
davanti alla televisione / c'è tutto anche la droga nei documentari / AIDS e trasgressione / eppure era diverso / a volte ti sentivi perso / sempre meglio che sicuro / Vivere, vivere / qui non si usa più / piangere, ridere
qui non si sbaglia più / questa paura d'amare / spiegamela tu / questa paura di andare, /al di là' del muro
non se ne può più / come siamo bravi / evitiamo le paure / allacciamo le cinture/ ci metteremo il casco
anche per andare a piedi / viaggiare sul sicuro, ecc. 
L’atto ripetuto di guardare la televisione si accompagna ad altre abitudini negative:  mangiucchiare e non più mangiare, non parlarsi, non guardarsi negli occhi, non uscire di casa, avere paura di amare, non avere contatti fisici di sbagliare e nascondersi, di conseguenza,  dietro le certezze. Insomma, una non vita.

Fausta Genziana Le Piane
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