Anna Manna, poetessa del meraviglioso
Anna Manna, poetessa del meraviglioso
Canterellando nel titolo con rime perfette (Ebbrezze / dolcezze e amore / furore), in questa ultima raccolta poetica (Ebbrezze d’amore dolcezze e furori, edito da Ne-mapress, 2019) Anna Manna si mostra regina  dell’estate. Calma, prima dobbiamo passare per maggio e la primavera – un’inaudita primavera: (…) resteremo in attesa / come davanti a tenda / carezzata lungamente /dal tiepido sole di maggio (Casti amanti, p. 25) oppure Ti ricordi il sapore dei glicini / che ci penetrava / la pelle / e le narici infiammate / dalla primavera che avanzava? (Il sapore dei glicini, p. 36). E poi? Poi arriva appunto l’estate che fluttua, che avanza ma tuttavia tarda ad esplodere: In estate / la sera /mi piaceva comprare le pesche (…) (Il profumo delle pesche, p. 21) oppure Che profumo d’estate nella stanza! (Il profumo dell’ estate, p. 21). D’estate i colori sono più accesi, i fiori si offrono allo sguardo e i loro profumi si diffondono ovunque, i sensi esplodono.
Poetessa del meraviglioso,  Anna si scioglie dinanzi al miracolo della natura, con sen-sualità si abbandona ad ogni tipo di sensazione tanto che tutti i sensi si mescolano in un’atmosfera di continua ubriacatura, creando allucinazioni e corrispondenze degne di Charles Baudelaire:
(…)
Come echi prolungati che lungi si confondono
In una tenebrosa e profonda unità,
Ampia come la notte o la gran chiarità,
Colori, odori e suoni si rispondono (…)

Charles Baudelaire, Les fleus du mal, Mursia, 1974-1980, p.35

È il mondo totale dei sensi di Anna Manna, sensi che si rincorrono, si assommano, si specchiano: io sento soltanto il profumo delle pesche; suona l’uragano; il sapore dei glicini (il senso del gusto torna parecchie volte); sentire il nettare nell’anima; mangiare i lunghi capelli del glicine, ecc. Il miele della scorsa primavera, profumi e sapori: tutti i sensi si mescolano e colori, odori e suoni formano un’unica realtà, come dice appunto Baudelaire.

Vorrei soffermarmi su alcune metafore: la prima è quella del nastro. Già la lirica di apertura – Il padrone della luna, p. 17 - ci offre un ricco immaginario: Portavo mille nastri tra i capelli (…). Ed è per questo che alla metafora del nastro si associano verbi quali allacciare/slacciare, legare, incatenare o aggettivi quali prigioniero o sostantivi quali catene. Perché il simbolismo del nastro è da avvicinare a quello del nodo e a quello del legame, ma il suo significato, quando il nastro è effettivamente annodato, è più generalmente positivo. Qui il nastro è intreccio, unione, fusione ed è fatto con i capelli della donna e i raggi della luna. I miei capelli / raccolti sulla nuca (…). (Rose e ciliegie, p. 40): ecco, il nodo del nastro, formato con cura, prende l’apparenza di un fiore. È segno di apertura, fioritura, invece di segnare un arresto.
Un’altra metafora è quella del bosco (foresta), di cui sono l’emblema le liriche dal ti-tolo Contatto celeste, dedicata al Bosco Sacro agli dei pagani di Monteluco (p. 33), Il desiderio di cristallo nel Bosco Sacro (p. 58) e I segreti del bosco (p. 87). Nella prima si parla di inoltrarsi nel bosco in cui si resta prigionieri, in cui si è allacciati oppure stretti ai lecci. Nella seconda, nel bosco fatato premono danze d’intense inquietudini e sacro diventa diventano anche il tremore, il desiderio e le anime avvinte. Anche il sapore è sacro! Nella terza, infine, c’è uno sfaccendato godimento! Il bosco è per eccellenza materia, cosa che si esprime fin nel linguaggio popolare, erede delle tradizioni artigianali che modellavano il legno: in Anna Manna terra, profumo d’erba, foglie appuntite, rami, alberi, tutti questi elementi sono presenti. Infatti, in India il bosco è un simbolo della sostanza universale, della materia prima. Ma la foresta per Anna Manna è senza cuore (Amorosi incanti, p. 44). Ecco allora che il bosco rappresenta quel ritrovarsi di Anna in una selva oscura da cui parte anche Dante per viaggi in sfere ultraterrene. Anna parla di sfiorare l’eterno, di essere troppo in alto, di trovarsi sopra l’antico monte, di sfiorare l’eterno, in alto, in alto, in alto, sì, ma contemporaneamente il bosco la stringe coi suoi lacci, la soffoca e la ricerca del sé è faticosa, lenta, prepa-ratoria. La poetessa entra in contatto con la sua ombra, quella parte inconscia della personalità e combatte con il bosco-ombra che la trattiene nel raggiungimento della sua crescita.
“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abi-tavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (dal libro del profeta Isaia) e nel Vangelo secondo Matteo: Il popolo che abitava nelle tenebre vide una gran luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. Dunque luce della coscienza,  luce dello spirito.
L’inconscio si rivela anche in forma positiva. Legata al bosco c’è la metafora della fo-glia (elemento ricco della copertina) che partecipa del simbolismo generale del regno vegetale. In Estremo-Oriente, è uno dei simboli della felicità e della prosperità. Un mazzo di foglie designano l’insieme di una collettività, unita nella stessa azione e uno stesso pensiero.
Un esempio valga per tutti. Nella lirica intitolata La quercia e il biancospino (p. 56), ambientata anch’essa nel bosco di Monteluco, risuona la bellissima domanda della poetessa:
(…)
Ci sono ancora sogni
tra il fogliame che sembra immobile
nei freddi inverni di Monteluco?

come se il fogliame  immobile ed il freddo invernale potessero far morire i sogni…!!! Anna è in costante ricerca del raggiungimento del suo io immaginifico.
Termino con la metafora dell’acqua che troviamo nel mare in cui l’anima della poe-tessa galleggia (la parola mare nella lirica d’apertura è citata ben quattro volte!), acqua che troviamo nel lago da cui la poetessa è cullata. Acqua, fonte di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione, elemento femminile. Luce della consapevolezza, luce dell’eterno. E torniamo al tema del bosco.            

Fausta Genziana Le Piane
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