Sylvia Plath
Sylvia Plath
E' bella, ambiziosa, intrigante…con un neo che la rende diversa da molte sue coetanee: un'accesa vocazione alla poesia e…al suicidio.
A 21 anni scompare.
Dopo tre giorni di strenue ricerche, la troveranno in cantina, nascosta dietro a un cumulo di legna. Accanto, una boccetta di sonniferi…vuota.
La salvano.
Ma in ospedale per Sylvia inizia il calvario, nonostante nessuno sembri accorgersene: il recupero per i medici è fulmineo.
La dimettono.
Lontano dall'elettroshock, Sylvia riprende a sognare.
E come a voler dare un colpo di spugna al passato, si taglia i capelli e diventa più bionda. Bella, Sylvia…spaventosamente, dannatamente, bella. Una borsa di studio la porta lontano, in Inghilterra, dove, a Cambridge, la sua strada si piega sino a scontrare quella di Tedd Hughes.
E' la svolta: la passione che, forse, attendeva da anni e che presto assumerà i lineamenti di Frieda e Nicholas.
L'unione dura 6 anni, poi i problemi, il tradimento, la separazione.
Un nuovo, breve, capitolo inizia: Sylvia versus Sylvia.
Le sue liriche più belle nasceranno così, nelle fredde notti di un inverno londinese ingabbiato tra desideri e bisogni, colpe e rinunce.
Finché una mattina di febbraio del non lontano 1963, l'uroboro rivela la coda e un disegno tratteggiato a 21 anni trova la sua firma.

Del resto, Sylvia…avevi solo 30 anni e "come i gatti […] 9 vite per morirne…".

Biografia in versi:

Il colosso (1960)
Ariel (postumo, 1965)
Alberi invernali (postumo, 1971)
Attraversando l'acqua (postumo, 1971)

Febbre a quarantuno

Pura? Cosa vuol dire?
Le lingue dell'inferno
Sono ottuse, ottuse come la tripla
Lingua dell'ottuso, grasso Cerbero
Che anela sulla porta. Incapace
Di sanare leccandolo l'infiammato
Tendine, il peccato, il peccato.

Sfrigola l'esca da fuoco.
L'indelebile puzza
Di candela soffocata!
Si srotolano, o amore, i bassi fumi
Da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore
Che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.

Questi gialli tetri fumi
Si creano il proprio elemento. Né si alzeranno
Ma intorno al globo si trascineranno
Asfissiando i vecchi e i mansueti
Il gracile bebè di serra nella sua mangiatoia,
L'orchidea mostruosa che appende
Nell'aria il suo pensile giardino
Leopardo diabolico!
La radiazione l'ha ridotto bianco
E in un'ora l'ha ammazzato:
I corpi degli adulteri la sua peste rovina
Li smangia come la cenere di Hiroshima.
Il peccato. Il peccato.

Amore mio, ho passato
Tutta la notte annaspando
Fra lenzuola grevi come il bacio d'un perverso.
Tre giorni. Tre notti.
Limonata, brodo, acqua
Acqua, fammi vomitare.
Per te o chiunque sono troppo pura.
Il tuo corpo
Mi offende come il mondo offende Dio.
Io sono lanterna -la mia testa una luna
Giapponese di carta, la mia pelle oro foglia
E' carissima, molto delicata-
Non ti sbalordisce il mio calore?
E la mia luce?
Sono un'immensa camelia che s'infuoca
E va e viene, vampa e vampa.
Penso che sto sollevandomi
Forse mi librerò
I grani di ardente metallo volano e io, amore, io
Sono una pura
vergine d'acetilene
Con una scorta di rose
Di baci, di cherubini
Di tutto che esprimono queste rosee cose.
Non tu, né quello
Non lui, né quello
(Ogni mio io si perde, sgualdrinesco orpello)
-Al paradiso

I corrieri

Parola di lumaca sul niente di una foglia?
Non è la mia. Non ti fidare.
Acido acetico in latta sigillata?
Non ti fidare. E' roba adulterata.
Un anello d'oro con dentro il sole?
Bugie. Bugie e dolore.
Gelo su una foglia, l'immacolato
Cratere, parlante e sfrigolante
Tutto per sé sulla vetta di ognuna
Di nove nere Alpi.
Un tumulto di specchi, e il mare che frantuma
Il suo, grigio -o mia
Stagione, amore.

(da Lady Lazarus e altre poesie, a cura di G.Giudici, Oscar Mondadori)
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