Emozioni nel vento dell'etica
Emozioni nel vento dell'etica
Emozioni nel vento dell’etica

                                                                               su Sibilla Aleramo, Il mondo è adolescente
                                                                                        “Diceva di sé d’aver ali, ma non armi …”


Oggi che il voto ci è stato largito, prendiamo sulle spalle Il mondo per il futuro metà del peso che grava sui nostri compagni, padri, sposi, figli, amici. Immenso peso. Ma l’orizzonte della vita si estende così, anch’esso, in misura immensa. La passione per tutto quanto soffrimmo si trasforma, acquista un volto di luce, mentre prima era opaca. Il mondo ha bisogno di noi, perché noi sole ancora siamo capaci di amarlo, mentre gli uomini sembra non tengano più molto a vivere e si lasciano nella gran maggioranza andare alla deriva…. Ha bisogno il mondo della nostra azione illuminata e di bontà, di quella bontà che può fiorire nel cuore femminile... Non più soltanto per la famiglia, ma per tutta quanta la specie umana.  
Parole specchio, di missione vitale della donna nella storia, queste di Sibilla Aleramo, nome d’arte di Rina Faccio (1876-1960) Appassionata e civile sempre, Sibilla! E lo dimostra bene anche questo passo del suo contributo in occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo del 1948, poi confluito nel volume Il mondo è adolescente, miscellanea di prose, riflessioni e ricordi per il presente e il futuro, edito nel 1949, per le edizioni di Milano-sera.   
Emozioni nel vento dell’etica: ecco il pregio indiscusso della forza della scrittura di Sibilla Aleramo. Selvosa di dannunzianesimo, la Aleramo fu l’appassionata adolescente e la donna che rese ferita sociale di letteratura la propria vita. Dalla vicenda intima ella risale al sentimento costante di un’umanità nel fermento della storia e della dignità di sé, nel panorama tra filantropia e affresco storico di un mondo in trasformazione: tra campane e fabbriche, idilli e scioperi, la vita della Aleramo, segnata da uno stupro nell’adolescenza, seguito da nozze imposte per mentalità riparatrice d’un atto di forza, la coscienza della maternità, poi il divorzio. Vita che osserva e si racconta quella dell’Aleramo: infanzia domestica e poi ribelle, salottiera signora infine di cenacoli letterari e giornali di larga tiratura.
Donna in essere, amante, pedagogista e poligrafa, la scrittrice protofemminista di Una donna, ma pure di Amo dunque sono, fu certo un’icona di seduzione chiamata all’impegno; ma nel sentimento Sibilla Aleramo trova imperiosi e vibranti aneliti all’azione. Focosa eroina d’amori formidabili e protagonista ella stessa di battaglie epocali per la condizione e la dignità della donna, che traspaiono in molti ricordi e speranze de il mondo è adolescente. In queste pagine di impegno per il futuro, ma dense di una visione della Storia vissuta come una singolare idea di memoriam servabo, la scrittrice si fa sempre vibrante testimone di domande nel tempo della rinascita postbellica.
All’alba della Repubblica, nell’adolescenza di un’Italia nuova, ma piagata da orrori freschi di sangue e macerie di guerra, l’Aleramo ricorda gli entusiasmi filantropici di Alessandrina Ravizza, conosciuta in gioventù. La ricorda provocatoriamente presentando lei, giovane di origini russe e poi sposata, nel mondo della borghesia lombarda, come una donna moderna che si prodigò nella Milano di fine Ottocento, già vetrina di lusso e miseria. La Ravizza snobba le vetrine borghesi e da benefattrice cerca invece fondi e impegno per soccorrere poveri ed orfani, al fine di istruirli e salvarli moralmente, in un clima di sapore vagamente manzoniano. 
Dunque la Alessandrina Ravizza, è sentita dalla Aleramo come donna dell’avvenire, laico nume di solidarietà sociale, civile, ma innervata di materno istinto vitale e filantropico. Questo ritratto esemplare porta la Aleramo a dare poi della storia un valore di percorso di formazione. Offre anche squarci del suo passato inteso come entusiasmo adolescenziale di fare e costruire un mondo nuovo, migliore, democratico; si pensi alla rievocazione dell’esperienza con Giovanni Cena nell’ Agro romano: ma anche qui, il passato torna come pungolo per il presente, per un avvenire ricco di speranze.
Ecco il mondo è adolescente come ideologia della speranza; e in questo clima si spiega il messianismo pedagogico di letture  per il popolo, di film e dibattiti letterari che parlino alla gente nello spirito formativo  dei nuovi partiti di massa: Dc, Pci, Psi che, in modo diverso, hanno fatto in gran parte  la storia  culturale della Prima Repubblica, come oggi si dice, guardando con meraviglia a quell’impegno gramsciano che la Aleramo, giornalista de “l’Unità”, contribuirà a tessere con entusiasmo adolescenziale e maturità di esperienze presentate via via ai compagni lettori, operai, contadini, ai marginali cui offrire la pistola di pace della cultura, ecco la cultura e gli intellettuali devono fare un gesto concreto e vero per gli altri.
La natura dei pensatori “organici” deve, avrebbe dovuto fare ben di più, si avverte nelle pagine della Aleramo, per dare strumenti agli oppressi per votare, partecipare, leggere, vivere... Operai e contadini, uomini, un’umanità vista come vita in marcia, appunto come gli adolescenti inquieti, che, sui calli delle mani, posino libri di poesia... Il popolo, infatti, sente il canto civile ed epico dell’Italia che cresce, e si educa anche nell’imparare a memoria versi o scene di film (pensiamo a sequenze celebri di opere cinematografiche e teatrali), trovando così antiche-nuove radici. Saranno i nuovi adolescenti.  Mondo nuovo in canto forse alla nuova luna, come evocherà Quasimodo.

               Copyright 2018 © Paolo Carlucci
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