COCKTAIL: LE COLORATE CODE DI GALLO DI BETSY FLANAGAN
COCKTAIL: LE COLORATE CODE DI GALLO DI BETSY FLANAGAN
Non c’è festa che non sia degna di essere chiamata tale senza qualche Cocktail. Ha un'etimologia questa parola? Attenendosi alle definizioni da dizionario, Cocktail corrisponde a una miscela di liquori diversi, spesso uniti ad amari e ad altri ingredienti. Una mistura di liquori con ghiaccio triturato che si beve dopo essere stato sbattuto in un bussolotto detto shaker. Cocktail è però una parola composta di gallo (cock) e coda (tail) quindi coda di gallo. Ciò significa che c’è una relazione tra la coda di gallo e una bibita? Sembra proprio di si. Infatti, nella storia del proibizionismo raccontata dagli americani della Virginia, si narra che una locandiera di nome Betsy Flanagan usava le penne più variopinte di un gallo per decorare i bicchieri in cui al whisky messo al bando, erano aggiunti succhi di frutta per ingannare l’attenzione dei controllori governativi. Nella ricerca della prima formula della bevanda con la coda di gallo, sono stati chiamati in causa anche gli indigeni dello Yucatan i quali, secondo una leggenda, usavano bere da una botte un miscuglio di ingredienti non precisati, servendosi di un mestolo di legno fatto con le radici di una pianta chiamata proprio coda di gallo. Lo stesso vale per gli egizi, i cinesi, gli indiani, gli aztechi, i francesi di Bordeaux, i quali nel XVIII secolo bevevano un long-drink chiamato coquetel e persino gli italiani. A sostenere questa ipotesi fu Pierre Andrieu, autorevole giornalista e gastronomo francese, in un suo articolo pubblicato da Industrie Hotelière. Gli Italiani che nel XVI secolo giunsero in Francia al seguito di Caterina de’ Medici vi trovarono già in uso l’eau clarette, acquavite distillata allora dai fabbricanti di aceto e ammorbidita dall’aggiunta di zucchero e ciliegie.  Inoltre, come ricorda l’Andrieu impararono a mettere al posto delle ciliegie, limoni, arance, fragole, ribes, lamponi, pesche e albicocche. Il commercio di questi liquori rimase libero. Grazie ai fiorentini della Corte si estese l’uso dei ratafià. I funzionari ministeriali dell’epoca solevano brindare con un rata fiat dopo la firma di atti e accordi. Così l insieme degli ingredienti (acquavite, frutta e zucchero) fu già miscela col suggello della personalità del cocktail. Dalla Francia all’Inghilterra il passo è stato breve, poi gli inglesi hanno portato i cocktail nelle loro colonie, l’America di oggi, dalla quale ci è ritornato in abito nuovo e con il nome anglicizzato. Dunque, ora che conosciamo l’origine del Cocktail,  al nostro prossimo party avremo un argomento in più del quale parlare. Buon divertimento!





FONTE: http://www.saperebere.com/storia-dei-cocktail.html
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Autore : Josy Monaco
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